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Il
tiro con l'arco per non vedenti |
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La tecnica |
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Noi
crediamo che i non vedenti siano prima di tutto persone.
Che abbiano risorse spesso sconosciute a loro stessi
che dobbiamo tutti insieme imparare a valorizzare di
più.
In particolare, nel
tiro con l'arco, abbiamo volutamente rifiutato il concetto
di "sostituire la vista" con congegni di vario
tipo, come se ci fosse soprattutto una "carenza",
una "mancanza" da riempire. Noi crediamo invece
nell'utilizzo "diverso", ma non per questo
inferiore, delle capacità residue. Non solo dei
sensi "residui", dunque, ma anche di capacità
di osservazione dall'interno, di attenzione ai movimenti
propriocettivi, di abitudine alla compensazione nella
gestione dello spazio circostante.
La tecnica è
la più semplice: un arco "nudo", cioè
un arco ricurvo con il semplice bottone, senza stabilizzazione,
cliker e tanto meno mirino, neppure "tattile".
La posizione
dei piedi è fondamentale. Meglio contrassegnare
in terra il punto che si trova in linea con il centro
del bersaglio per dare maggiore stabilità
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| La posizione non è uguale per
tutti. Per alcuni è "a squadra" |
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| per altri è "parallela"
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Una
volta stabilita la posizione dei piedi il resto è
consequenziale. Le spalle devono essere in linea rispetto
ai piedi, le braccia nella classica posizione cosiddetta
a "T" |
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Il
controllo deve essere preciso e, col tempo lo stesso
arciere sarà in grado di riconoscere le proprie
sensazioni motorie e correggere l'allineamento senza
l'aiuto dell'istruttore |
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La
trazione deve essere curata in modo da non aggiungere
difetti inconsapevoli, come il ruotare della testa verso
la corda, l'irrigidimento della spalla dell'arco, ecc.
Il rilascio sarà esattamente come per chi vede
con la stessa difficoltà di apprendimento e controllo.
Un operatore vedente
seguirà sempre l'arciere anche in gara per dare
piccoli suggerimenti di controllo, ma questo rientra
nella consuetudine di tutti gli sport per non vedenti,
alcuni dei quali, come l'atletica, anche più
strettamente legati alla presenza della guida-vedente.
Nella corsa, infatti, atleta vedente e non vedente corrono
insieme, fisicamente collegati e la prestazione è
condivisa a pieno titolo pur senza togliere niente alla
capacità e al valore dell'atleta non vedente.
Oppure nello sci un istruttore vedente segue lo sciatore
non vedente descrivendo a voce il percorso da seguire.
Anche in questo caso niente toglie valore alla prestazione
dell'atleta.
I risultati
che si ottengono sono inaspettati, anche senza supporti
esterni. Pertanto, per la diversità evidente
delle scelte tecniche ci sentiamo autorizzati a ritenere
giusta, nelle gare ufficiali, la distinzione, già
presente a pieno titolo in FITARCO, tra lo "stile
arco nudo" e lo stile con mirino tattile di qualunque
tipo esso sia.
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