Battaglia nel nero 2004

(Divertimento oscuro in tre parti)

di Roland Topor – regia di Riccardo Massai – musiche di Luigi Fiorentini

LO SPETTACOLO

Lo spettacolo, nato come possibile forma di conoscenza e inserimento socio-culturale di un gruppo di attori non vedenti, si è poi rivelato portatore di nuovi messaggi comunicativi ed emozionali, ottenendo successo di pubblico a tutti i livelli e non rimanendo, quindi, circoscritto ad un ambito di “addetti ai lavori”. Anzi, lo spettacolo ha colpito l’immaginario del pubblico, attivando dinamiche emotive sconosciute e inusuali e dimostrandosi un interessante mezzo di conoscenza di se stessi e delle proprie potenzialità sensoriali e immaginative.

Gli spettatori, nella meraviglia dell’insolita situazione di buio assoluto, si lasciano guidare dagli attori, non vedenti o ipovedenti, che invece si muovono con disinvoltura sul palco senza luce, in una storia surreale e ironica del contemporaneo Topor, mai messa in scena da altre compagnie, che diverte per la leggerezza ironica del contenuto. Il pubblico, dopo un primo momento di sconcerto, scopre inusuali canali di comunicazione che vengono solo dalle voci, dai rumori, da certi inattesi odori, dall’immaginario personale e si lascia trasportare alla scoperta di impreviste soluzioni comunicative legate alla sensorialità dell’uomo.

RASSEGNA STAMPA
Nel Teatro del buio vanno in scena i sensi

Uno spettacolo con sala e palco completamente al buio con otto attori ciechi o ipovedenti: è lo sconvolgente, ironico Battaglia nel nero fatto di suoni, voci, improvvisi colpi di teatro. Più che un racconto lo spettacolo è una sorta di montaggio di tante situazioni surreali. Il lavoro di Topor si colloca in un percorso di ricerca in duplice direzione: una verso la scoperta delle potenzialità umane e artistiche di persone che vivono costantemente al buio e sono costrette a potenziare i propri sensi e l’altra di condurre il pubblico in un viaggio sorprendente e affascinante.

La Repubblica, 15 aprile 2004, Roberto Incerti
Essere è partecipare

La sala teatrale ci inghiotte ma non ci spaventa. Si recita una storia bizzarra e oscura. Nel senso che chi la recita non vede e noi che possiamo vederla non possiamo. Esperienza nuova e da provare. Gli attori (…)guidano lo spettatore attraverso una riscoperta dei sensi che non sia solo la vita, una storia di impianto assurdo e dadaista, una sarabanda di escursioni e slittamenti, che vuole comunicare un gusto acre di leggera provocazione per definire, se possibile, un contatto altro, più sottile, enigmatico, decisamente immaginifico. Superato l’impatto iniziale il flusso è magmatico, molto leggero e inaspettatamente ironico e burlesco. Oltre il buio, le paure e l’oscurità della notte.

Il Manifesto, 18 aprile 2004, Gabriele Rizza

Quando il teatro s’immerge nel buio

Quasi un’ora completamente nelle tenebre per gli attori e anche per il pubblico da tutto esaurito, riuscendo ad unire solidamente i cosiddetti normodotati ed i portatori di handicap, insieme nell’oscurità ad ascoltarsi. La comicità tocca punte di alta sensibilità e finezze grottesche di teatro nel teatro.

Il Corriere di Firenze, 18 aprile 2004, Tommaso Chimenti

Nel buio della cecità

L’attenta regia di Riccardo Massai trasporta la platea in un universo tenebroso e surreale in cui sono le voci, le parole, i rumori a guidare i sensi e l’attenzione degli spettatori in sala. Dopo quasi un’ora completamente al buio(…) il pubblico non è mai assopito nella sua improvvisa cecità. Merito di un testo immaginifico, realizzato senza cadute di tono,(…) deliziosi, candidi, grotteschi i dialoghi dei protagonisti di questa sorta di riuscito radio-dramma in tre parti, una metafora sulle difficoltà comunicative.

Hystrio, XVII n. 3/2004 ,Giovanni Ballerini

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