De profundis

con Paolo Bonacelli

di Oscar Wilde

con PAOLO BONACELLI

traduzione, riduzione ed intervento scenico di Masolino d’Amico
musiche eseguite al violoncello da Veronica Lapiccirella
azione mimica di Simone Rovida
regia di Riccardo Massai

Lunga quasi cento pagine nella versione integrale, De profundis (il titolo le fu dato quando fu pubblicata parzialmente la prima volta cinque anni dopo la morte del suo autore) è una delle più celebri lettere mai scritte. Destinata in originale solo ad una persona, il giovane Lord Alfred Douglas detto Bosie, fu scritta durante il secondo dei due anni di carcere duro cui Oscar Wilde fu condannato per omosessualità e contiene tutta la storia della fatale amicizia fra il celebre scrittore e il giovane aristocratico, vizioso, egoista e capriccioso. La vivida rievocazione della vita lussuosa e amorale condotta dalla coppia è vista adesso con gli occhi di un uomo che la sofferenza ha profondamente cambiato – non nel senso di farlo diventare un pentito bigotto, bensì di fargli comprendere l’importanza di quei valori, soprattutto artistici, che l’avidità di esperienze mondane gli aveva fatto trascurare.

Di qui l’interpretazione di Cristo come artista supremo, la cui esistenza è stata un poema. Anche da peccatore redento Wilde rimane un esteta, mentre l’eloquenza del drammaturgo, che non gli viene mai meno, trasforma il torrenziale sfogo in una performance da grandissimo intrattenitore.

Masolino d’Amico

La lunga lettera di Wilde è un dialogo in assenza di/con Bosie che non solo negò sempre di aver ricevuto questa missiva, ma anche di esserne mai stato al corrente dell’esistenza della stessa. La cella dove Wilde è detenuto diventa così il cervello stesso di Wilde che scavando nella profondità fra ricordi e presente, si riconosce più maturo della sua età anagrafica ed arriva ad una consapevolezza che è propria di un’età più avanzata della sua, non a caso Wilde sopravvivrà di poco all’esperienza carceraria. Egli dunque scopre il senso del dolore permettendo a questa epistola scritta “in carcere et vinculis” di renderlo libero.

Nel nostro spettacolo le proiezioni e gli aiuti audio accompagnano il racconto interpretativo, così come le luci che scandiscono il tempo interno più dello spazio: i contributi musicali creano un respiro, quasi a segnare gli appuntamenti di Wilde con la stesura della lettera che si protrasse per quasi tre mesi.

La lettera è stata rivelata nella sua completezza solo nel 1959, nel tentativo di proteggere fino all’ultimo l’intimità di un uomo resa pubblica per troppo tempo quando era in vita, in un mondo forse molto più libero da pregiudizi. Ma ancora oggi questo scritto fa riflettere su temi attualissimi come la mancata ratifica della mozione avanzata all’Onu dalla Francia che ha proposto una risoluzione per la depenalizzazione dell’omosessualità. Tempi e situazioni che ci sembrano estremamente lontani e inaccettabili, sono ancora (purtroppo) realtà in molte parti del mondo, ma anche in molte parti di noi dove considerare “il peccato e la sofferenza alla stregua di cose sante, suona molto pericoloso”.

Riccardo Massai

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