Jacques Ovvero la Sottomissione

Perché esserci: Perché è uno dei testi più raramente rappresentati dell’autore anche se, partendo dal problema della mancanza della libertà, vi si ritrovano gli stessi disagi, gli stessi dubbi dell’uomo contemporaneo.

A conclusione del Progetto Regionale Patto per il Riassetto del sistema teatrale della Toscana 2011 dove Archètipo ha svolto un E-laboratorio di approfondimento per attori sotto la guida del regista Riccardo Massai, si è giunti alla rappresentazione di questo testo di E. Ionesco. L’attacco è in medias res. Il sipario si apre è si è già nel bel mezzo della vicenda. I Jacques intorno al loro pupillo che “si rifiuta” di mangiare “le patate al lardo”: simbolo di una vita borghese. E’ una guerra che fa leva sui sensi di colpa, soprattutto guerra di parole: si mescolano falsità allettatrici e crude verità, si percorre la strada di un insolito linguaggio che si basa sul non sense, su enunciazioni ossimoriche che uniscono gli opposti, sulla deformazione lessicale. L’assedio verso Jacques si replica due volte: e il protagonista capitola una prima volta quando si sente dire – dalla perfidia della sorella – che è “cronometrabile” (il riconoscimento di una finitezza), una seconda dinanzi alla seduzione di Roberte, sposa senza nessuna gioia, in una scena che sembra rifarsi, per ammissione dello stesso Autore, all’Educazione sentimentale di Flaubert, “che mette in ridicolo i luoghi comuni”. C’è il rifiuto del determinismo del corpo, la condanna delle brame, per contrario l’aspirazione al senso di purezza, gioia e spiritualità; dualismo tra luce e fango, tra evanescenza e pesantezza; l’orizzonte metafisico è il fine. Jacques o la sottomissione è stato rappresentato per la prima volta a Parigi, al Teatro de la Huchette nel 1955. Tra le curiosità da segnalare la maschera della fanciulla seduttrice Roberte (detta Roberte II nel copione, clone della figlia unica) che si ispira alle ricerche sulla tridimensionalità di Picasso e offre allo spettatore tre nasi, mostruosa e nello stesso tempo bella quanto una divinità dell’estremo oriente.

Produzione Archètipo

commedia naturalistica di Eugene Ionesco

Regia di Riccardo Massai

con

Jacques Niccolò Curradi
Jacqueline, sua sorella Federica Miniati
Jacques padre Francesco Mancini
Jacques madre Eleonora Cappelletti
Jacques nonno e nonna Luigi Fiorentino
Roberte I e II Caterina Cidda
Roberte padre Guido Signorini
Roberte madre Roberta Sabatini

Consulenza ai costumi Arianna Severi
Modista Mila Giorgi
Sarta Simonetta Stoppa
Costruzione protesi Camilla Bacherini
Trucco Cristina Casini
Consulenza illuminotecnica Lucilla Baroni
Tecnico luci Andrea Gamberale

Durata 55’

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