CUORE
Monologo dedicato al Capitano della Fiorentina Davide Astori

Produzione Archètipo

“CUORE”
di Sergio Casesi

Regia e Interpretazione Fulvio Cauteruccio

E con Flavia Pezzo

Cuore di Sergio Casesi, un monologo dedicato al Capitano della Fiorentina Davide Astori.
La vicenda che si racconta non vuole essere un de profundis della figura del calciatore ma, attraverso di lui, vuole rappresentare un punto di partenza per viaggiare nel mondo del calcio e dei suoi campioni e per plaudire alla felicità e alla gioia che questo sport regala a milioni di persone.
Il protagonista è accompagnato da un silenzioso Gaetano Scirea, con il quale, oltre a parlare della vera essenza del calcio, arriva a riflettere sul peso del tempo e sul desiderio spasmodico di ogni essere umano di fermarlo.
Gli stadi delle tante città italiane, i luoghi di vita dei giocatori e del pallone, appaiono dotati di un’anima profonda e sempre diversa, a seconda della geografia, del pubblico e delle architetture. In un sogno premonitore che il protagonista racconta, si incontra una donna (l’angelo della morte) e si arriva fino alle stanze dell’Ospedale Pediatrico Meyer, dove un bambino vive brevi momenti di gioia e di speranza, attraverso il rapporto privilegiato che crea con il calciatore: un piccolo spazio di felicità.
Nella vita reale non si ha il potere purtroppo di fermare il tempo, come sul campo di calcio si può fermare un attaccante portandolo verso il fallo laterale per indurlo a sbagliare, ma ci si può forse concedere l’illusione di “difendersi dal tempo”.

 Fulvio Cauteruccio

Sinossi

Cuore è un monologo scritto appositamente per la voce e per il corpo di Fulvio Cauteruccio.
Il protagonista di Cuore è un uomo sulla soglia dell’eternità, sorpreso dal teatro nell’attimo, già eterno, in cui il cuore smette di pulsare per varcare il tempo e darsi all’infinito.
E’ un calciatore, un asso della Fiorentina, che all’improvviso si trova a parlare ad un grande del pallone, Gaetano Scirea, che però non risponde. Scirea osserva, comprende, forse tutto conosce, ma non dice nulla, non è ancora il momento.
Sempre più spesso abbiamo notizie di giocatori falciati dal loro stesso cuore.
Uccisi dall’impossibilità di scovare all’interno di esso quel male, quel difetto, che li porterà all’ultima porta. Come se il cuore umano restasse insondabile, incomprensibile, anche dalla medicina.
Dedicato alla figura di Astori, capitano della Fiorentina scomparso troppo presto, Cuore non mette in scena la sua vita né narra le sue gesta. Così come non racconta la biografia di altri campioni che hanno condiviso lo stesso destino. Il protagonista di Cuore è un uomo con una storia in grado di portarci al senso profondo del gioco del calcio, metafora della fatica e della fragilità umana.
Il calcio come elemento vitale, gioia e fallimento, sconfitta e riconquista, vita.
In Cuore i vari aspetti psicologici del gioco individuale nel gioco di squadra, la difesa, l’attacco, il tempo, la forza, la velocità, diventano i veicoli per muoverci nel nostro tempo, nell’intimità della nostra paura e delle nostra speranze, fra difficoltà, felicità e delusioni.
Il calciatore di Cuore non ha paura, non più. Nel punto in cui si trova è già al riparo da se stesso. E non ha paura di ricordare la sua esistenza, dicendo a se stesso la verità, raccontando le sue passioni e le sue fantasie. Si trova di fronte così alle sue esperienze, ai suoi affetti, alle memorie dolci e a quelle tremende.
Il suo cuore, divenuto limpido grazie al teatro, ci permette di immergerci nella grande mitologia poetica del calcio, gli stadi e i loro caratteri, i grandi campioni, gli eroi, i dimenticati, i perdenti, i vincitori. Ci permette di volare sopra Firenze, di giocare per strada con i bambini innamorati del pallone, di entrare a San Siro come al San Paolo per poi deviare la palla in un oratorio di montagna.
Cuore ha il sapore del tè caldo su un campo all’aperto in inverno. L’odore dell’erba e del sogno. Cuore cerca lo sguardo di Baggio e la mano di Maradona. Il colore degli occhi di un bambino che vorrebbe essere Messi e il verde lucido dei fili d’erba che hanno raccolto l’ultimo fiato di Renato Curi.
Attraverso l’emersione delle sue memorie, il protagonista di Cuore si trova infine a comprendere dove si trova, a che punto è della sua corsa. Scirea risponderà mai alle sue domande?
Allungherà finalmente una voce? Gli mostrerà dove andare a posizionarsi, dove mettersi per intercettare l’ultimo pallone?
Ci vuole Cuore per morire sul campo. Per morire da vivi.
E ci vuole Cuore per tirare un ultimo rigore ed entrare nella poesia di una partita giocata sul merito, sui valori non negoziabili dell’uomo.
Il cuore, ambivalente motore di tutto, centro di quell’animale onesto e virtuoso solo quando si gioca il tutto per tutto, con poesia.

Foto Ivan Nocera

Rassegna Stampa

Corriere Nazionale

“Cuore”, se a teatro va in scena l’omaggio ad Astori

Corriere

Il battito del cuore e una verità difficile da accettare

Sicilia 24 Ore

“Cuore” diretto e interpretato da Fulvio Cauteruccio al Napoli Teatro Festival: Un monologo che ti tiene in sospeso, fin sul finale

TGR Toscana

Il “Cuore”di Davide: sul palco l’omaggio ad Astori,un inno al Calcio “vero”

Foto Ivan Nocera

X