Racconto – (tratto da Racconto d’Inverno di W. Shakespeare)

Esilarante commedia di due comici nati

di Aniello Nigro con Roberto Giovenco e Ettore Marrani Regia di Kasper Novak Produzione Archètipo durata 75’

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Unici superstiti di chissà quale tragico avvenimento che ha portato al disfacimento di un’intera compagnia teatrale, segno dell’odierna crisi dello spettacolo, Robert e Pandosto, sono assoldati ogni 23 aprile, giorno in cui è nato e morto Shakespeare, per mettere in scena un’opera del bardo d’Avon. A suon di rime e citazioni teatrali i due decidono di optare per Il racconto d’inverno. Tra le mille difficoltà che il testo pone, i nostri riescono nel compito grazie all’aiuto di un pubblico compiacente, parte integrante di un divertente gioco di teatro nel teatro.

 

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Racconto

di Aniello Nigro tratto da “Racconto D’inverno” di W. Shakespeare
Con
Roberto Giovenco e Ettore Marrani
Regia Kasper Novak
Con l’amichevole collaborazione di Gabriele Tesauri
Musiche Antonio Macaretti
Costumi Silvia Coralli
Maschere Lorenzo Leone

 

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SINOSSI
In un tempo incerto, due corpi acquistano forma, due fantocci prendono vita.
Sono gli unici superstiti di chissà quale tragico avvenimento che ha portato al disfacimento di un’intera compagnia teatrale, segno dell’odierna crisi dello spettacolo.
I due, Robert e Pandosto, sono assoldati per compiere una missione teatrale ogni 23 di aprile, giorno in cui è nato e morto William Shakespeare: mettere in scena un’opera
del bardo d’Avon.
Dopo baruffe e combattimenti a suon di rime e citazioni teatrali i due decidono l’opera da mettere in scena per l’anno corrente, una delle meno note e interpretate del drammaturgo inglese: IL RACCONTO D’INVERNO.
Tra le mille difficoltà che il testo pone (l’entrata in scena di una nave che solca il mare, un orso che sbrana un personaggio, gli spostamenti spazio- temporali tra un regno all’altro e, non ultima,l’interpretazione di una ventina di personaggi), i
due riescono a mettere in scena l’opera, grazie anche all’aiuto di un pubblico compiacente che si ritrova, in alcuni momenti, suo malgrado, parte integrante di un divertente gioco del teatro nel teatro.
Lo spettacolo difatti esplode su tre piani ben distinguibili: quello de “Il Racconto d’inverno”;
quello del teatro in cui Robert e Pandosto vivono da anni; quello di uno spazio definito “avulso”, in cui i personaggi, insieme al fisarmonicista in scena, acquisiscono un linguaggio più moderno e lanciano messaggi filtrati dalla storia shakespeariana e collegati all’attualità del tempo vissuto dallo spettatore.
Quando tutto sembra risolversi con la finale azione scenica de IL RACCONTO D’INVERNO, un ultimo colpo di scena riporterà Robert e Pandosto ad una nuova diatriba, in quanto uno dei due pare abbia sbagliato a far i conti dei giorni e lo spettacolo che, con innumerevoli sforzi, hanno portato a termine risulta vano, come la loro stessa vita appesa ancora ad una replica shakespeariana.

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RACCONTO D’INVERNO
di W. Shakespeare
Il Racconto d’inverno scritto da William Shakespeare tra il 1609 ed il 1611 e pubblicato post mortem nel 1623 è, indubbiamente, una delle sue opere più ricche e complesse.
Ciò lo si evince, in modo chiaro, già nella scelta dell’ambientazione che pone la Sicilia di fronte alla Boemia, inserendo in un’unica scena molteplici avvenimenti.
William Shakespeare (detto anche il Bardo) annulla le distanze geografiche immaginando terre che, probabilmente, non ha mai visitato se non con l’ immaginazione; ne sceglie i tratti più forti creando una prima contrapposizione, come se gli stessi luoghi fossero attori in carne ed ossa.
Il Racconto d’inverno è una tragicommedia che si declina in cinque atti ed è caratterizzata dall’inserimento di trame e sottotrame sempre parallele ai temi principali dell’Opera e che sono: la gelosia e l’amicizia.
I primi tre atti sono caratterizzati dalla gelosia di Leonte (Re di Sicilia) nei confronti di sua moglie Ermione (gravida) a causa della presenza del suo fraterno amico Polissene (Re di Boemia). Leonte è ossessionato da un presunto tradimento che in realtà non si è mai consumato (anche l’oracolo di Delphi darà ragione alla fedele Regina) tra la moglie e l’amico, al punto che chiede l’aiuto di Camillo (Barone e fedele amico del Re di Sicilia) per uccidere Polissene. Tuttavia il Barone Camillo decide di svelare a Polissene le intenzioni del suo Re ed insieme lasciano la Sicilia raggiungendo la Boemia. La fuga convince Leonte che i suoi dubbi siano più che fondati e rammaricato per il nuovo tradimento subito (l’abbandono dell’amico Camillo) scatena la sua ira verso Ermione e la fa incarcerare. Durante la prigionia la Regina darà alla luce prematuramente una bimba che chiamerà Perdita. Quest’ultima, creduta dal Re una figlia illegittima, sarà affidata ad Antigono (nobile cortigiano siculo) il quale raggiungerà la Boemia e dopo aver abbandonato la neonata lungo le sponde di un fiume, dove sarà trovata ed allevata da un Pastore, non farà più ritorno a casa perché sbranato da un orso. Il Tempo
diviene una costante ed ha un ruolo più che rilevante nella trama. W. Shakespeare fa trascorrere ben sedici anni concedendo ai personaggi il beneficio del cambiamento e permettendo alla splendida Perdita di divenire donna tra i bucolici paesaggi della Boemia. Anni che permettono a quest’ultima di coltivare l’amore ricambiato del bel Florizel (figlio del Re Polissene). Il tempo diviene un alleato e placa l’animo di tutti i protagonisti, in particolare del Re Leonte che rimasto solo (Ermione morta per il dispiacere) vive nel rimorso di aver incolpato ingiustamente un amico (Polissene) e l’ adorata moglie (Ermione), precludendosi la felicità di crescere la sua unica figlia (Perdita). I due atti finali del Racconto d’inverno divengono autentici inni al perdono, alla riappacificazione, alla pace fatta non solo tra gli amici di una volta, ma anche tra i popoli. Il tempo quindi rimette ogni cosa al suo posto la stessa Perdita, ripristinata la sua vera identità, da pastorella diviene principessa e può sposare il principe Florizel. Tutto finisce nella più classica delle storie a lieto fine, lasciando intendere dall’autore una nuova trama: chissà se i giovani protagonisti (Florizel e Perdita) una volta divenuti adulti non finiranno col commettere gli stessi errori dei loro genitori.

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LO SPETTACOLO
Uno spazio avulso, come lo chiama il drammaturgo, di qualsiasi forma.
In un angolo di questo spazio un Fisarmonicista.
Al centro, un baule misterioso.
Non ci sono uscite ne entrate, la quarta parete è inesistente, il ritmo altissimo.
Una messa in scena quasi da “spettacolo di strada”, pronta all’uso.
Abbiamo immaginato un vero e proprio “teatro del gioco”, un momento rituale.
Due attori che interpretano la storia e tutti i personaggi di essa.
Lo fanno con la Maschera e con l’aiuto dei costumi.
Tutto lo spettacolo è basato sull’euforia e sul divertimento, ma è spezzato da momenti di pathos
poetico e tragico. Lo spettacolo offre spunti didattici, i due personaggi vivono in scena il continuo
confronto tra il teatro Elisabettiano e quello moderno.
La Musica ha un ruolo fondamentale in tutto il Racconto: anima i personaggi, interagisce con loro e
assume funzione di scenografia sonora. Le varie situazioni drammatiche sono caratterizzate
principalmente da diverse qualità timbriche della fisarmonica. La partitura presenta improvvisazioni,
brani originali e brani della tradizione classica e popolare rielaborati per lo spettacolo.

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Abbiamo immaginato un vero e proprio “teatro del gioco”, un momento rituale.
Due attori che interpretano la storia e tutti i personaggi di essa.
Lo fanno con la Maschera e con l’aiuto dei costumi.

Tutto lo spettacolo è basato sull’euforia e sul divertimento, ma è spezzato da momenti di pathos
poetico e tragico. Lo spettacolo offre spunti didattici, i due personaggi vivono in scena il continuo
confronto tra il teatro Elisabettiano e quello moderno.
La Musica ha un ruolo fondamentale in tutto il Racconto: anima i personaggi, interagisce con loro e
assume funzione di scenografia sonora. Le varie situazioni drammatiche sono caratterizzate
principalmente da diverse qualità timbriche della fisarmonica. La partitura presenta improvvisazioni,
brani originali e brani della tradizione classica e popolare rielaborati per lo spettacolo.

I COSTUMI E LE MASCHERE

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Il nostro percorso di analisi e interpretazione del testo ci ha suggerito la creazione di un’atmosfera
zingara. La costumista Silvia Coralli è partita da questo leitmotiv per disegnare i costumi, riutilizzando
e destrutturando abiti contemporanei.
Ha restituito visivamente la poetica shakespeariana che gli attori interpretano tramite la loro fisicità,
modellando le materie che aveva disposizione (tessuto, accessori, colore).
Questa contiguità d’intenti tra costume e attore è resa anche attraverso le maschere realizzate e ideate
dal mascheraio Fiorentino Lorenzo Leone, che risultano essere un segno pittorico a sostegno e
completamento della materia indossata dall’attore.

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OFFICINA DEI TRATTI: COMPAGNIA

La compagnia Officina dei Tratti nasce a Bologna nel 2013 dalla volontà del regista Gabriele Tesauri di iniziare un percorso formativo e creativo.
La compagnia è composta da dieci attori, tutti under 30, diplomati presso la Scuola di Teatro di Bologna A. G. GARRONE.
Col pretesto di uno studio su un testo shakespeariano la compagnia ha prodotto lo spettacolo 12 or What You Will (adattamento de la dodicesima notte) per la Regia di Gabriele Tesauri, che ha debuttato
nel settembre del 2013 all’interno della Scuola di Teatro, per poi proseguire con una lunga tournée terminata nel 2015, che ha visto i teatri di Firenze, Roma, Torino, Reggio Emilia. Lo spettacolo si è,
inoltre, piazzato secondo al concorso Amar Amar di Brescia ed inserito all’interno della stagione 2014/2015 del Teatro Duse di Bologna per il progetto DUSEscuola.
Parallelamente gli attori della compagnia hanno perseguito varie strade collaborando con altre realtà emergenti del panorama bolognese come L’orchestra SenzaSpine. Questo incontro ha portato alla
produzione di altri spettacoli come Histoire du Soldat di I. Stravinskji, con alcuni attori della compagnia. Lo spettacolo, che ancora oggi continua il suo percorso, é stato vincitore dei bandi OFFerta
creativa del 2014 e LA LEVA DEL 99 per la commemorazione del centenario della Grande Guerra.
La compagnia ad oggi continua la sua ricerca artistica cercando di esplorare linguaggi sempre nuovi.

OFFICINA DEI TRATTI: MOTIVAZIONE

Spesso le giovani compagnie nascono per una necessità.
Anche “Officina dei Tratti” nasce con una propria urgenza.
La scelta di iniziare il proprio percorso professionale mettendo in scena un autore classico deriva dalla volontà di reinterpretare testi della tradizione seguendo uno scrupoloso studio della poetica dell’autore
e utilizzando un metodo di messa in scena incentrato sulla costruzione dei personaggi e delle loro relazioni. Il risultato di questo percorso è una rinnovata vitalità del testo drammaturgico, in quanto la
creazione scenica nasce dal rispetto della narrazione.
Il progetto di questa compagnia è quello di proseguire nella proposta di testi classici utilizzando la stessa metodologia, percorrendo così un percorso formativo che le permetta di crescere dal punto di
vista artistico, e avendo ben chiaro una finalità fondamentale per chi intraprende questa professione:
l’attore può crescere e perfezionarsi solo se completa il proprio atto creativo proponendosi ad una comunità di spettatori.

GLI ATTORI

Roberto Giovenco, diplomato nel 2013 presso la “Scuola di Teatro di Bologna Alessandra Galante Garrone”, studia con Serena Sinigaglia, Oscar DeSumma e Alessandra Frabetti. Dal 2013 lavora nelle seguenti produzioni teatrali: “La
Dodicesima Notte” di W. Shakespeare regia Gabriele. Tesauri, “Una corolla di tenebre” testo e regia di Vittorio Franceschi, “Idroscalo Pasolini” regia Carlo Pasquini, “Histoire du Soldat” di I. Stravinsky. Dal 2015 entra nel mondo del
doppiaggio lavorando per Yamato Video in alcuni cartoni giapponesi e lavora come attore per Spot e Programmi televisivi. Per il teatro ha, inoltre, lavorato con diversi registi, tra i quali: M. Martone, L. Cavani, D. Michieletto, P. Babina.

Ettore Marrani inizia la sua formazione dapprima col Maestro Mamadou Diuome e col maestro Nickolaj Karpov poi dal 2011 entra alla “Scuola di Teatro di Bologna Alessandra Galante Garrone” dove nel 2013 consegue il diploma. Figlio d’arte, ha da sempre avuto una grande passione per il Teatro e pratica il mestiere di attore sin da piccolo. La sua esperienza è soprattutto teatrale, di lavoro con maschera e corpo, ma ha fatto anche esperienza nel cinema e nella pubblicità. Ad oggi fa parte della scuderia di Attori di Black&White Management.

SCHEDA TECNICA

Lo spettacolo può essere rappresentato sia in una sala teatrale attrezzata (di qualsiasi dimensione), sia in uno spazio non teatrale (interno o esterno).
Lo spazio scenico viene utilizzato in modo circoscritto, come da drammaturgia.
LA DURATA DELLO SPETTACOLO E’ DI 70 MINUTI

SPAZIO TEATRALE
Lo spettacolo può essere realizzato sia nella forma tradizionale con pubblico frontale in sala, sia con il pubblico direttamente sul palco.
SPAZIO NON TEATRALE
Lo spettacolo può essere realizzato in qualsiasi luogo non teatrale, l’unica discriminante è che sia protetto dal punto di vista acustico. Nel caso si individui uno spazio esterno, la nostra proposta è di cominciare la replica 2 ore prima del tramonto, per evitare l’uso di luci artificiali. Se ciò non fosse possibile vale comunque il piano luci allegato.
1 windup,con supporto per le luci (T) ( o americana se presente in teatro)
1 domino 1kw
2 pc con bandiera 1 kw
no dimmer
power box o quadro elettrico fornitura elettrica minimo 7kw

[sep]

PROMO
[tube]https://www.youtube.com/watch?v=475Dx-GQ3sQ&t=5s[/tube]

RACCONTIAMO RACCONTO
[tube]https://www.youtube.com/watch?v=sWg_VZ6ycD0[/tube]

ESTRATTO 30 MIN
[tube]https://www.youtube.com/watch?v=SALN8BuhSeQ&t=380s[/tube]

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