Un uomo è un uomo

 

La metamorfosi dello scaricatore Galy Gay
nei baraccamenti militari di Kilkoa
nell’anno millenovecentoventicinque

Commedia gaia di Bertolt Brecht
regia di Riccardo Massai
musiche e canzoni Bandabardò
scene e costumi Camilla Bacherini
direzione dell’allestimento e organizzazione Raoul Gallini
disegno luci Lucilla Baroni e Francesco Bianchi

con (in ordine alfabetico):
Alessio Benedetti Sardelli
Luigi Fiorentino
Francesco Mancini
Alessandro Riccio
Simone Rovida
Marcello Sbigoli
Stefania Stefanin

LO SPETTACOLO
Bandabardò e Massai insieme per Un uomo è un uomo di Bertolt Brecht. La band ha creato canzoni e musiche originali che sono in anteprima ascoltabili soltanto da chi assiste alle rappresentazioni. Le sonorità del gruppo, particolarmente ideali al teatro e soprattutto per Brecht, ha generato un’unione che avvicina ancora di più le tematiche, già peraltro attualissime di questo testo, ai nostri giorni, ai giovani.

Qui si riflette sul condizionamento più o meno violento dell’uomo che avviene oggi come ieri, sulla manipolazione della propria immagine e del proprio “io”, tanto da indurre un uomo a non essere più un uomo, a non riconoscersi in se stesso. La storia dello scaricatore irlandese Galy Gay, costretto ad assumere una diversa identità, trattata con leggerezza e ironia da Brecht, si accompagna alle metamorfosi di altri personaggi e perfino della scena e della luce stessa dello spettacolo, utilizzando apparecchi propri al mondo della musica.

Il significato viene espresso nell’intermezzo che chiude la scena ottava: un uomo può essere smontato e rimontato come un’auto, vale a dire reso disponibile, per qualsiasi operazione di trasformismo.
E quest’uomo rifatto, a qualunque funzione
si pensi di adibirlo, non darà delusione.
Se non lo si sorveglia, dalla notte al mattino,
possiamo anche trovarcelo mutato in assassino.

Non ci sembra improprio affermare che adesso, come allora, si starebbe costituendo (se non si è già costruito) un nuovo tipo di uomo.

RASSEGNA STAMPA

La prima buona idea e’ questa: aver commissionato alla Bandabardo’, al suo rock energetico, militante e neo-fricchettone,  musiche e canzoni di grande impatto teatrale per un Brecht riveduto e corretto con perfetto dosaggio di infedele fedeltà. Ma altre ne seguono a grappoli, di buone idee, in questa messa in scena di Un uomo e’ un uomo firmata da Riccardo Massai al Teatro dell’Antella, a conferma dell’intelligenza scenica del regista fiorentino, della sua cultura e della sua passione. Già il ripescaggio di questa ormai poco rappresentata commedia brechtiana appare felice e politicamente tempestivo: (…) Massai, nel riproporre questa triste “commedia gaia” con i giusti toni di un’attualità non esibita, ma evidente, trova validi alleati non solo nei musicisti della Bandabardo’, di cui si e’ detto, non solo nella scenografa-costumista Camilla Bacherini, responsabile di una gustosissima, pittoresca scena girevole, ma soprattutto – diremmo – in un pacchetto d’attori ben assortiti e in grande spolvero: Marcello Sbigoli, mite e spaesato protagonista, Daniel Dwerryhouse, Simone Rovida e Francesco Mancini, soldatacci nevrotici e schizzati, l’impagabile Luigi Fiorentino, divertente wang, Daniele Bastianelli sinistro e torvo Sanguinario 5, e su tutti, davvero strepitosa Stefania Stefanin nella duplice parte della moglie di Galy Gay e della conturbante vedova Begbick, uscita pari pari da un quadro espressionista di George Grosz.

Servizio RAI 21 febbraio 2008, Alberto Severi

Se a livello figurativo siamo proiettati alle origini del dramma, la musica del gruppo fiorentino ci riporta immediatamente all’hic et nunc. (…) Su questo contrasto si costruisce il riuscito spettacolo di Riccardo Massai: idea intelligente per una regia allo stesso tempo filologica e attuale.

Corriere fiorentino 5 marzo 2008, Gherardo Vitali Rosati

Un uomo è un uomo con un valore aggiunto, la Bandabardò con l’obiettivo attualizzare il testo e raggiungere un pubblico giovane farlo riflettere. Enrico greppi e soci hanno preso la cosa con serietà e umiltà, consapevoli del rischio di confrontarsi con Kurt Weill. Niente paragoni ma il finale è eccellente. Una sfida vinta. Impatto da concerto rock, volumi alti, luci colorate, attori in sintonia con questa formula ad alta tensione splendidamente tenuta a “freno” da Massai.

Il manifesto, 17 febbraio 2008-03-14

BANDABARDO’ GENIO BRECHT, TE LE SUONIAMO NOI

(…) Il regista ha affidato le musiche di scena alla banda “per la loro musica teatralissima. E perché volevo qualcuno che esaltasse l’attualità di questo testo”. (…) Greppi e soci si sono avvicinati con umiltà “ Abbiamo evitato di cadere in citazioni e scadenti imitazioni, affidandoci al nostro istinto. Le musiche le abbiamo scritte di getto, in un giorno e mezzo, Merito di un testo che da tantissimi spunti” . (…) Poi c’è stato il lavoro sulla scena: “E’ stata la fase più affascinante del progetto – prosegue Greppi – abbiamo chiesto a Massai un suono da concerto rock, quindi molto diverso da quello solitamente in uso in teatro”.(…) “Ma è altrettanto affascinante che la Banda abbia saputo trattare con la dimensione opposta – dice Massai – quella del sussurro”. Una musica mutevole come la messinscena “che all’inizio esplode di luci colorate, fumettistiche – spiega Massai – e che poi con la graduale trasformazione del protagonista, sceglie i toni della monocromia interiore”. (…) Cosa porta a casa la Banda da quest’Esperienza? “La soddisfazione più grande? Registrare alla Siae brani composti da Greppi-Finazzo-Brecht”.

La Repubblica 12 febbraio 2008 Fulvio Paloscia

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